• RC efficacy: (Ri)e-ducazione Cultur@le per una Città che apprende è un progetto di ricerca-azione volto alla educazione, ridefinizione e riappropriazione culturale della cittadinanza attiva , in prospettiva di apprendimento costante, lungo tutta la vita. Secondo il concept della Learning City, a cui la Città Metropolitana di Reggio Calabria ha aderito nel 2022 in vista dell’accreditamento presso il network dell’UNESCO, la cittadinanza attiva è intesa come la partecipazione condivisa e vissuta del territorio alle iniziative di formazione progettate per la (ri)costruzione del senso identitario, la promozione del welfare, del benessere e dell’inclusione.

      Il progetto è promosso dall’Università di Roma Tre e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, in partnership con la Città Metropolitana e si articola in più fasi. Ogni fase dà luogo a un prodotto di progetto, secondo un calendario sostenibile per il territorio, lungo l’arco di 32 mesi complessivi, rimanenti 24.

      Data l’estensione territoriale e l’entità demografica della Città Metropolitana, in sinergia con l’Amministrazione, saranno individuate e selezionate aree specifiche del territorio con prerogative socio-culturali tali da renderle oggetto privilegiato di analisi e di intervento.

      Reggio Calabria, “Città che apprende”, quindi:

      • attrae e connette le strutture economiche, politiche, didattiche, culturali e ambientali, espande l’apprendimento nella sua accezione più ampia, sviluppa la cooperazione locale tra i vari settori, sostiene e incoraggia cittadine e cittadini, imprenditori e imprenditrici a partecipare all’istruzione in modo da raggiungere gli obiettivi di una generale crescita economica;
      • regola le risorse esistenti nella comunità, i network sociali, i vantaggi ambientali e le risorse finanziarie, in modo da consentire a cittadine e cittadini e alle organizzazioni uno sviluppo di competenze e di valori;
      • definisce l’apprendimento, inteso non come ricezione di informazioni e nozioni, ma come uno dei pilastri su cui fondare il proprio sviluppo.

      La città non è più solo un luogo in cui cittadine e cittadini lavorano e vivono, ma diviene il luogo in cui le persone trascorrono ore di svago, uno spazio che facilita iniziative; in altre parole, un luogo in cui gli studi e l’educazione diventano elemento fondativo della città stessa.

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Reggio Calabria presenta "RC efficacy": la Città che apprende si racconta

di FRANCESCO AGRUSTI -

Il 22 maggio a Palazzo Alvaro la presentazione del progetto RC efficacy: (Ri)e-ducazione Cultur@le per una Città che apprende promosso dall’Università Roma Tre e dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria, in collaborazione con la Città metropolitana e con numerosi attori del territorio

Il prossimo 22 maggio 2025 alle ore 9:30, presso la Sala Francesco Perri di Palazzo Corrado Alvaro a Reggio Calabria, si terrà la conferenza stampa di presentazione del progetto RC efficacy: (Ri)e-ducazione Cultur@le per una Città che apprende, promosso dall’Università Roma Tre e dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria, in collaborazione con la Città metropolitana e con numerosi attori del territorio.

Il progetto nasce nell’ambito della partecipazione di Reggio Calabria al Global Network of Learning Cities dell’UNESCO e rappresenta una strategia concreta per attuare un modello educativo fondato sull’apprendimento permanente, inclusivo e sostenibile. L’obiettivo è costruire, con strumenti teorici e operativi, una città in grado di promuovere la cittadinanza attiva attraverso l’integrazione tra scuola, università, istituzioni locali, associazioni e terzo settore.

Alla presentazione interverranno rappresentanti istituzionali e accademici. Il Sindaco di Reggio Calabria ha sottolineato il valore strategico dell’iniziativa per il territorio: «Reggio Calabria raccoglie una sfida ambiziosa: diventare un punto di riferimento per l’educazione diffusa e la partecipazione democratica, partendo dalle proprie energie culturali e civiche. Il lavoro promosso in questi anni è andato esattamente in questa direzione, all'insegna di una proficua sinergia istituzionale, con autorevoli soggetti accademici sia territoriali che nazionali, che ha già prodotto importanti risultati e che adesso sarà ulteriormente implementato».

Il Rettore dell’Università Roma Tre, Massimiliano Fiorucci, conclude: «La Learning City è un modello pedagogico e politico. Significa formare cittadini consapevoli e capaci di partecipare alla costruzione del futuro. Roma Tre è orgogliosa di contribuire a questa visione».

Sarà presente anche il Rettore dell’Università Mediterranea, Giuseppe Zimbalatti, insieme alla Prorettrice vicaria, Francesca Fatta, convinta di quanto il progetto rappresenti un’ulteriore importante occasione per rafforzare il ruolo delle università in ambito civico, favorendo una migliore integrazione sociale con la comunità universitaria.

«Una città che apprende è una città che non lascia nessuno indietro, che valorizza i saperi e le competenze diffuse e si impegna per l'inclusione sociale e culturale» ha dichiarato Liliosa Azara, responsabile scientifica del progetto per l’Università Roma Tre.

Rossella Marzullo, co-referente del progetto per l’Università Mediterranea, ha aggiunto: «RC efficacy è un laboratorio aperto, uno spazio per connettere conoscenze ed esperienze e trasformarle in politiche educative per il territorio. Una città che apprende è una città più giusta».

L’incontro sarà anche l’occasione per presentare il logo di RC efficacy, i partner coinvolti e illustrare le prime tappe operative del progetto, che si articolerà nei prossimi 24 mesi in percorsi di ricerca-azione, formazione, animazione culturale e monitoraggio partecipativo.


Corsi disponibili

L'Intelligenza Il modulo mira a sviluppare competenze linguistiche e digitali come strumenti fondamentali per promuovere una cittadinanza attiva e inclusiva all'interno del framework della Learning City. In linea con i valori UNESCO sull'educazione plurilinguistica, il percorso affronta le criticità comunicative intergenerazionali e interculturali presenti nel tessuto urbano contemporaneo, proponendo l'inglese non come lingua egemonica, ma come "ponte comunicativo" che facilita l'incontro, lo scambio e la partecipazione civica. Attraverso un approccio teorico-pratico, i partecipanti esploreranno il legame tra lingua, identità e resilienza identitaria, analizzando come le competenze linguistiche possano abbattere le barriere comunicative e favorire l'inclusione sociale nella prospettiva della Learning City. Il modulo si propone quindi di fornire ai partecipanti strumenti concreti per superare le barriere linguistiche e promuovere un approccio inclusivo all'insegnamento dell'inglese, valorizzando le competenze digitali come facilitatori di partecipazione civica. Al termine del percorso, i docenti avranno acquisito strategie e metodologie spendibili nei contesti educativi formali, non-formali e informali, per contribuire alla realizzazione di una Città Metropolitana più inclusiva, partecipata e orientata all'apprendimento continuo, in piena coerenza con gli obiettivi del progetto RC effic@cy.

Le nostre società ruotano attorno a binomi identitari (maschio/femmina, uomo/donna, bianco/nero, eterosessuale/omosessuale, abile/disabile, ricco/povero...) sulla base dei quali – storicamente – sono stati costruiti sistemi oppressivi (sessismo, razzismo, classismo, omolesbobitransforbia, abilismo, etc.). Chiunque rientri nel secondo termine di queste coppie, infatti, subisce esperienze di segregazione, marginalizzazione e/o esclusione. Ciascuna e ciascuno di noi, perciò, attraversando città e spazi pubblici con il proprio corpo, può, contemporaneamente, agire e subire rapporti di forza, decidendo se performare con orgoglio la propria differenza o se nasconderla al fine di sembrare più aderente agli standard di “normalità”. Poiché, come sappiamo, quello di “normalità” è un costrutto culturale in grado di determinare disuguaglianze sociali, è nostro compito di insegnanti e educatori/trici promuovere contesti rispettosi delle moltitudini identitarie. Come raccontano molte e molti Altri/e sociali, infatti, troppo spesso coloro che si occupano di educazione si fanno portavoce di narrazioni parziali, che cristallizzano e reiterano ruoli e gerarchie sociali. Autori e autrici afrodiscendenti, ad esempio, denunciano come in aula accada di dimenticarsi di dedicare spazio alla schiavitù o all’impatto che gli imperi coloniali hanno avuto sulle popolazioni autoctone, perché troppo concentrati/e a rileggere la storia secondo lenti interpretative bianche, abiliste, colonialiste e occidentali. Allo stesso modo, le femministe nere hanno denunciato l’ottica universalizzante e universalistica attraverso la quale le femministe bianche interpretavano le questioni di genere. Date queste premesse, obiettivo del presente modulo formativo è quello di ripercorrere a grandi linee alcune storie di liberazione che riguardano le donne, le persone nere e quelle disabili, focalizzandosi sulla centralità che educazione e attivismo rivestono nella progettazione di contesti inclusivi, al fine di immaginare percorsi di empowerment individuale e sociale.

Il percorso formativo, strutturato in maniera dicotomica, mira a delineare le “vertigini” dell’Era onlife, attraverso la trappola della rete e i fenomeni devianti agiti online – dal cyberbullismo all’hate speech e al body shaming, dal narcisismo digitale allo sharenting – che vedono, sempre più spesso, i minori al centro della narrazione, sia come vittime sia come carnefici. Gli atteggiamenti di odio nei confronti dell’Altro hanno trovato terreno fertile nella Rete, poiché in queste “piazze virtuali”, dove è possibile incontrarsi ma anche scontrarsi, si estremizzano dinamiche di prevaricazione e discriminazione. Non solo! Sui Social media si attiva la polarizzazione tra guardare ed essere guardato, voyeurismo ed esibizionismo: il WEB diventa palcoscenico mediatico, all’interno del quale la realtà viene sempre più spettacolarizzata, in balia della società dell’immagine e della vetrinizzazione sociale. Nella seconda parte, invece, in linea con l’acquisizione delle competenze digitali e di cittadinanza, si farà riferimento alle “virtù” del digitale e alla correlazione tra nuove tecnologie e apprendimento. Del resto, la definizione di cittadinanza digitale persegue lo stesso obiettivo, ossia «la capacità di un individuo di avvalersi consapevolmente e responsabilmente dei mezzi di comunicazione virtuali, in un’ottica di sviluppo del pensiero critico, sensibilizzazione rispetto ai possibili rischi connessi all’uso dei social media e alla navigazione in Rete, e contrasto del linguaggio dell’odio». Si proporranno, infatti, attività laboratoriali – volte alla progettazione didattica ed educativa di strumenti di prevenzione e contrasto al cyberbullismo e al linguaggio d’odio in Rete – nonché casi pratici afferenti alla Gamification e al Game based learning.

Muovendo dal presupposto che compito della scienza dell’educazione è mettere in correlazione i bisogni sociali con i bisogni educativi, intesi come bisogni di crescita da identificare in chiave partecipativa e collaborativa, il modulo intende stimolare una riflessione sul tema dello sviluppo autodiretto che permette il consolidamento delle libertà sostanziali di scegliere, di essere, di dare un contributo alla società, superando il concetto del cittadino fragile inteso come mero “beneficiario” per trasformarlo in soggetto attivo e partecipe della costruzione della comunità. In coerenza con i principi di equità e inclusione che connotano una città che apprende e tenendo conto dei bisogni emergenti sul territorio e delle sue fragilità, il modulo proposto intende così porre al centro la Learning City come luogo di produzione di giustizia sociale, esplorando anche la funzione propulsiva del progetto “Liberi di scegliere”, nato proprio a Reggio Calabria, grazie ai giudici minorili della Città dello Stretto.

L'Intelligenza Artificiale sta ridisegnando i confini dell'educazione, presentando opportunità senza precedenti ma anche sfide complesse. Questo momento di formazione è progettato per guidare i docenti attraverso la rivoluzione didattica in atto, rispondendo ai loro dubbi e incertezze, fornendo loro una rinnovata consapevolezza nell’uso di tali tecnologie. In un unico incontro intensivo, demistificheremo l'IA, esploreremo il potenziale degli strumenti generativi più innovativi per creare materiali su misura e individualizzare l'apprendimento. Affronteremo apertamente le questioni etiche cruciali – dalla privacy dei dati ai bias algoritmici, fino all'integrità accademica – fornendo strategie concrete per un'integrazione responsabile. L'obiettivo è dotare ogni partecipante di una cassetta degli attrezzi pratica e di una solida consapevolezza critica per navigare con sicurezza ed efficacia l'era dell'IA, allineandosi alle competenze chiave definite dai framework europei DigCompEdu e AIPIONEERS. I partecipanti diventeranno quindi protagonisti attivi di questa trasformazione ormai in atto.